
Geen camminava attorno alla piscina. Non voleva incontrare altri sguardi. Le andava soltanto di guardare come le scarpe si adattassero, man mano, ai diversi livelli del prato. Erba, piastrelle, finto bagnasciuga, elementi in plastica nati dai rimasugli della fabbrica di appendini.
Aveva passato la serata ad affacciarsi dalle finestre. Alcune completamente chiuse, altre semiaperte, altre ancora inventate, perché non c’erano. L’unica cosa che la spingeva ancora ad andare alle feste dei Seems era proprio questo. Guardare dalle finestre. Adorava le vetrate. Ed in quella villa ce n’erano moltissime. Contemporanea com’era, non poteva esimarsi dalla trasparenza. E dallo sfruttamento, ancora indedito, della luce solare.
Il maitre à penser della serata, colui che volle fortemente quella festa, era Geraldine Bounullo. Un uomo famoso per aver organizzato matrimoni di aristocratici in crisi d’identità. Il suo stile era impeccabile: limoni. Un’idea che stava spopolando tra i falsi liberal di allora. “Siccome”, diceva Bounullo, “creiamo nottate in bianco e nero, mi pare estremamente raffinato contrapporre il giallo, forte, tenace, luminoso, ma indifferente, del limone”.
Certo non si poteva dargli torto. Difficili i flop. Il suo zampino rendeva il tutto un successo. Di pubblico e di critica.
Noir fu tirato per la giacca dall’avvocato Merci. Un uomo sulla cinquantina che aveva intenzione di lavorare con lui.
“Allora, caro scrittore, ce l’abbiamo l’idea?”
“Mi lasci almeno prendere una sigaretta…”
“E dammi del tu…dai, insomma, io credo che con questa storia possiamo davvero…”
“Senti, Michel, lo sai…te l’ho detto come lavoro. Le parole sono tanti nei che mi piace applicare alla giornata. Devo selezionarle con calma, e poi è un periodo difficile.”
“Si, ma è importante che non ci si perda, lo capisci spero.”
“Su, su tranquillo…vedrai che quando sarà il momento, ci sapremo lavorare…adesso scusami…”.
E gli tirò un calcio sonoro sulle ginocchia. L’avvocato ne aveva tre, e gli facevano molto male.
Sul palchetto allestito per l’occasione, uomini e donne che contavano si facevano complimenti a vicenda. Gli invitati parevano ognuno perso per il suo spazio concesso. Ovvero il volume del corpo fratto il cocktail. Si poteva ascoltare la loro disperazione, ma solo osservando il modo di stringersi il collo.
Geen lo aveva capito sin dall’inizio. Gli uomini usavano le cravatte, o nell’eventualità il bottone più alto della camicia. Continuavano a stringere. Qualcuno cadde anche a terra, ma non era un problema. C’erano i limoni.
Le donne, invece, sfruttavano collane e collanine, girocolli, gioielli portati per l’occasione. Ce ne furono alcune che, addirittura, esagerarono al punto di tagliarsi. Piccole gocce di sangue, tanto pudiche da non sembrare nemmeno rosse, piuttosto verdognole, arancio, grigie.
La festa era all’ apice. Gli applausi si sprecavano. Ogni tanto, qualcuno urlava. Soprattutto donne. Ma, come già detto, faceva parte dell’evento. E dai Seems, finalmente, c’era condivisione.
La donna, annoiata sin dalla settimana precedente, decise di andarsene. A nulla sarebbe servito salutare il compagno. Con attenzione si allontanò man mano dalla piscina. Poi scelse zone poco illuminate del giardino estivo, così da evitare ogni contatto disossante con il resto dell’humus sociale.
Quando Noir, con la calma che lo aveva reso sterile, si affacciò, (dal balcone verso il cortile), si rese conto che, prima o poi, avrebbe dovuto decidersi. Così, per caso, si sedette su un dondolo che stava vicino all’angolo.
Da solo, cominciò a stringersi il collo della cravatta. Appoggiando la mano verso terra, toccò un libro. Lo prese. Era una vecchia raccolta di racconti di Jeneuve Froman, Guida per residenti termosifoni e le nozze a quattro mani.
Non lo leggeva da almeno quindicianni. Si mise a sfogliarlo.
Intanto, si era dimenticato di allargare la cravatta. Il collo, comodamente, si riempiva di rughe. Tuttavia, la pace sinfonica che regnava attorno a quelle pagine, rendeva la crisi respiratoria dello scrittore un regalo.
Come quando, al mattino, un croissant inatteso rende la giornata un passaggio successivo alla colazione.
Aveva passato la serata ad affacciarsi dalle finestre. Alcune completamente chiuse, altre semiaperte, altre ancora inventate, perché non c’erano. L’unica cosa che la spingeva ancora ad andare alle feste dei Seems era proprio questo. Guardare dalle finestre. Adorava le vetrate. Ed in quella villa ce n’erano moltissime. Contemporanea com’era, non poteva esimarsi dalla trasparenza. E dallo sfruttamento, ancora indedito, della luce solare.
Il maitre à penser della serata, colui che volle fortemente quella festa, era Geraldine Bounullo. Un uomo famoso per aver organizzato matrimoni di aristocratici in crisi d’identità. Il suo stile era impeccabile: limoni. Un’idea che stava spopolando tra i falsi liberal di allora. “Siccome”, diceva Bounullo, “creiamo nottate in bianco e nero, mi pare estremamente raffinato contrapporre il giallo, forte, tenace, luminoso, ma indifferente, del limone”.
Certo non si poteva dargli torto. Difficili i flop. Il suo zampino rendeva il tutto un successo. Di pubblico e di critica.
Noir fu tirato per la giacca dall’avvocato Merci. Un uomo sulla cinquantina che aveva intenzione di lavorare con lui.
“Allora, caro scrittore, ce l’abbiamo l’idea?”
“Mi lasci almeno prendere una sigaretta…”
“E dammi del tu…dai, insomma, io credo che con questa storia possiamo davvero…”
“Senti, Michel, lo sai…te l’ho detto come lavoro. Le parole sono tanti nei che mi piace applicare alla giornata. Devo selezionarle con calma, e poi è un periodo difficile.”
“Si, ma è importante che non ci si perda, lo capisci spero.”
“Su, su tranquillo…vedrai che quando sarà il momento, ci sapremo lavorare…adesso scusami…”.
E gli tirò un calcio sonoro sulle ginocchia. L’avvocato ne aveva tre, e gli facevano molto male.
Sul palchetto allestito per l’occasione, uomini e donne che contavano si facevano complimenti a vicenda. Gli invitati parevano ognuno perso per il suo spazio concesso. Ovvero il volume del corpo fratto il cocktail. Si poteva ascoltare la loro disperazione, ma solo osservando il modo di stringersi il collo.
Geen lo aveva capito sin dall’inizio. Gli uomini usavano le cravatte, o nell’eventualità il bottone più alto della camicia. Continuavano a stringere. Qualcuno cadde anche a terra, ma non era un problema. C’erano i limoni.
Le donne, invece, sfruttavano collane e collanine, girocolli, gioielli portati per l’occasione. Ce ne furono alcune che, addirittura, esagerarono al punto di tagliarsi. Piccole gocce di sangue, tanto pudiche da non sembrare nemmeno rosse, piuttosto verdognole, arancio, grigie.
La festa era all’ apice. Gli applausi si sprecavano. Ogni tanto, qualcuno urlava. Soprattutto donne. Ma, come già detto, faceva parte dell’evento. E dai Seems, finalmente, c’era condivisione.
La donna, annoiata sin dalla settimana precedente, decise di andarsene. A nulla sarebbe servito salutare il compagno. Con attenzione si allontanò man mano dalla piscina. Poi scelse zone poco illuminate del giardino estivo, così da evitare ogni contatto disossante con il resto dell’humus sociale.
Quando Noir, con la calma che lo aveva reso sterile, si affacciò, (dal balcone verso il cortile), si rese conto che, prima o poi, avrebbe dovuto decidersi. Così, per caso, si sedette su un dondolo che stava vicino all’angolo.
Da solo, cominciò a stringersi il collo della cravatta. Appoggiando la mano verso terra, toccò un libro. Lo prese. Era una vecchia raccolta di racconti di Jeneuve Froman, Guida per residenti termosifoni e le nozze a quattro mani.
Non lo leggeva da almeno quindicianni. Si mise a sfogliarlo.
Intanto, si era dimenticato di allargare la cravatta. Il collo, comodamente, si riempiva di rughe. Tuttavia, la pace sinfonica che regnava attorno a quelle pagine, rendeva la crisi respiratoria dello scrittore un regalo.
Come quando, al mattino, un croissant inatteso rende la giornata un passaggio successivo alla colazione.
[fine]

1 commenti:
Io ho conosciuto l'uomo col singhiozzo..
ti sarebbe piaciuto.
Usava funghi crudi al posto dei limoni, ma, ugualmente, il passo successivo alla colazione lo rendeva un tantino acido.
spero tu sia pronto per partire...
ci vediamo nei tuoi racconti.
un abbraccio...
F.F.
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